IL 31/01 INTRODUZIONE AL FILM A CURA DI NICOLA CURTONI, STUDENTE VALTELLINESE AL D.A.M.S.
DI BOLOGNA, RECENSORE, PER LA SEZIONE CINEMA, SUL SITO "EVENTI CULTURALI BOLOGNESI"
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THE ARTIST |
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dal 27/1 al 2/2 |
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ore 21.00 |
| Trama: | ||
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1927. Nel periodo di transizione dal cinema muto a quello sonoro, a Hollywood George Valentin è una star riconosciuta ma che vede materializzare il suo declino con l'avvento di questa epocale novità. Peppy Miller, invece, da semplice comparsa troverà la ribalta, diventando un'attrice famosa. Tra i due nasce un amore, reso difficile però, dai loro opposti percorsi... |
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| Recensione: | ||
| I titoli di testa richiamano immediatamente alla memoria il grande cinema di tantissimi anni fa, e, nonostante la presenza sullo schermo di volti noti della moderna produzione di celluloide a stelle e strisce quali John Goodman e Malcolm McDowell, lo spettacolo che scorre davanti ai nostri occhi non solo è privo di colore, ma addirittura di sonoro. Se Tim Burton ha provveduto nel 1994 a raccontare la storia del regista Ed Wood ricorrendo a un bianco e nero che ne ricordava i trashissimi film e l’accoppiata Tarantino-Rodriguez, oltre un decennio dopo, ha pensato bene di ricreare le atmosfere dei b-movie degli anni Settanta tramite le graffiate immagini di "Grindhouse", il francese Michel Hazanavicius si spinge provocatoriamente oltre, recuperando, nell’epoca del 3D e degli elaborati effetti digitali, i connotati di quella che fu la Settima arte ai tempi di Friedrich Wilhelm Murnau e Frank Borzage. Con didascalie volte a riportare i dialoghi tra gli attori e un occhio rivolto anche a "La folla" di King Vidor, infatti, parte dalla Hollywood del 1927 per porre Jean Dujardin nei panni del divo del cinema muto George Valentin, il quale scivola nell’oblio con l’avvento dei film parlati; mentre la giovane comparsa Peppy Miller, interpretata da Bérénice Bejo, comincia ad assaporare il successo da star. E non è un’indispensabile spruzzata d’ironia ad essere assente nel corso dei circa 100 minuti di visione, in cui il progressivo passaggio dalla cinematografia delle immagini a quella delle parole finisce per rappresentare in maniera evidente un allegorico parallelo con la vicenda sentimentale dei due protagonisti, dalle vite continuamente alternate tra la realtà e la finzione. Protagonisti sfoggianti prove da premio Oscar, al servizio sì di una storia d’amore che delizierà tutti coloro che hanno adorato e continuano ad adorare Douglas Fairbanks, Gloria Swanson e Greta Garbo, ma che Hazanavicius racconta ricorrendo anche a brevi momenti assurdi che non avrebbero affatto sfigurato sfruttati in un episodio della serie televisiva "Ai confini della realtà" (per non parlare della sequenza con i personaggi in miniatura, che ricorda i fanta-classici di Jack Arnold). Coinvolgendo pienamente e senza annoiare mai lo spettatore; anche se, al fine di rendere ancor più completo l’omaggio, non avrebbe certo guastato l’introduzione delle tracce di usura sulla pellicola. |
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